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Come vuole il bon ton: really simple, really chic


Really simple, really chic

                                                                                                         photo by rylee hitchner

SOS Bon Ton- Ep. 4 Centrotavola e candele

SOS Bon Ton 
Episodio 4 in onda su SKY
Centrotavola e candele secondo galateo

SOS Bon Ton – Ep. 2 Mettere in tavola le posate da dessert e… il tovagliolo!

SOS Bon Ton 
Episodio 2 in onda su SKY
Mettere in tavola le posate da dessert

Fine d’anno in bellezza

Una cosa bella è una gioia sempiterna (cit.)
Qualche idea per una tavola in festa anche l’ultimo giorno dell’anno.
 Vischio ed erbe portafortuna

 Oro sulla tavola per un 2013 scintillante
 Candele romantiche per una serata avvolgente
Un nodo per ricordare i momenti belli
foto dal web

Panettone: amore a primo morso

Prosegue a mia collaborazione la food writer più divertente del web! Un Tocco di Zenzero pubblica oggi il mio articolo sul panettone facendo seguito al suo motto del momento: Spread the love.
L’aura di leggenda e mistero che avvolge la nascita di una tradizione ultracentenaria quale quella del panettone è così spessa che potremmo tranquillamente tagliare anche quella con il coltello e farne fettine gustose da far scrocchiate sotto i denti.
A qualsiasi di queste vogliate credere sarà bene ricordare che fin dal 1895 il panettone milanese veniva citato in una raccolta di racconti di Emilio De Marchi dal titolo Vecchi giovinastri dove si racconta di come il cartoccio ben avviluppato nella carta velina che ne doveva proteggere la freschezza veniva scartato per (finalmente) gustarlo e si scoprì che… non trattavasi del buon pane dolce bensì di un cappello
Questo ci fa capire come uno dei simboli più conosciuti del Natale italiano fosse tenuto in gran considerazione non solo per il palato ma anche per gli occhi.

Così come nell’antichità, ancora oggi il panettone dovrebbe essere servito intero, per preservarne la fragranza e il bell’aspetto e tagliato al momento lasciando all’occasione (e al commensale) la dolce incombenza di servirsi di una fettina da formica svizzera o di un pezzettone da impareggiabile golosastro (ammetto di appartenere a quest’ultima categoria).
In ogni caso questo dolce pane delle feste ricco di uvetta e canditi può tranquillamente essere mangiato con le mani, così come avviene per il pane normale, staccandone piccoli pezzetti che verranno gentilmente introdotti nelle nostre capaci fauci, senza avventarvi sopra i canini a mo’ di novello Dracula. 
Tutto ciò a patto che non vi siano ghiotti intingoli di farcita o di contorno. In questo caso la forchetta si renderà assolutamente necessaria per salvaguardare igiene e dignità.

E per i giorni ia seguire ricordo che fin dai primi del ’900 lo scrittore Gerolamo Rovetta decretava “Caffè latte e panettone è una colazione da papa!”. 
Provare per… gustare!

La tavola di Natale

Idee ed ispirazioni replicabili con una punta di personalità… la vostra!

 


Una questione di mano… a tavola!

Il galateo della tavola prescriverebbe due semplici regolette per l’uso della forchetta:
1) Quando la
forchetta è utilizzata con la mano sinistra, andrebbe sempre tenuta con i  rebbi (le punte) volti verso il basso. L’impiego precipuo infatti sarebbe quello di tenere ben ferma la pietanza per poterla porzionare con il coltello che, ovviamente, sarà afferrato e utilizzato con la mano destra. 
2) Quando la
forchetta viene invece tenuta con la mano destra, le punte andrebbero sempre rivolte verso l’alto in modo da poter raccogliere quanto vi è nel piatto.
Il galateo vieterebbe in maniera intransigente quanto invece vediamo fare oserei dire giornalmente, ovvero il passaggio
della forchetta da una mano all’altra. Dunque niente tagli all’arrosto con entrambe le posate (forchetta a sinistra e coltello a destra) per poi gustare le patatine con il solo uso della forchetta sorretta nella mano destra. 
Eh, no! Il bon ton della tavola imporrebbe una scelta definiva da prendere all’inizio del piatto e protrarre per l’intera portata… A voi la decisione di fare l’esatto opposto!

Le 7 regole d’oro per fare una cena a cinque stelle

Pubblicato: 23 apr 2012 da Barbara

  • L’attenzione nei confronti dell’ospite, che parte con la scelta degli invitati. Questi devono essere ben coordinati tra loro e ognuno deve conoscere almeno un’altro invitato
  • Il menu, che deve essere legato alla stagione e ancora meglio al territorio e infine ci vuole una tavola apparecchiata come si deve.
  • Seguire il modo giusto per disporre piatti e posate magari mixando i bicchieri nuovi con le ceramiche antiche o l’argenteria (vedi foto sopra).
  • Usate una tovaglia perfettamente stirata (tirate fuori la più bella che avete senza timore).
  • Fondamentale lo spirito della padrona di casa, che dovrà essere serena e rilassata.
  • Gli ospiti vanno accolti offrendo loro da bere, e animando il dialogo tra i commensali senza mai lasciarli soli.
  • Vietatissimo assentarsi per più di un quarto d’ora o peggio alzarsi da tavola se non strettamente necessario (il segreto anche qui è organizzarsi per tempo con l’aiuto di una persona di servizio oppure con un carrello portavivande).
  • Il lusso è un atteggiamento. Se volete organizzare una cena molto speciale e stupire i vostri ospiti più importanti non vi basterà un abito elegante o una pietanza ultraraffinata, il contesto è fondamentale e ci sono delle regole precise che se seguite, alzeranno di netto il livello della serata; sono i dogmi del bon ton contemporaneo, che abbiamo chiesto alla super esperta Giorgia Fantin Borghi alla lezione di galateo che abbiamo seguito al Four Seasons Hotel di Milano. Ecco a voi le regole d’oro per non sfigurare allora, perchè muoversi tranquilli e sereni nelle grandi occasioni significa conoscere quei comportamenti che vi faranno sentire a vostro agio anche con le persone più altolocate:
    E l’ospite? Anche lui/lei deve prepararsi un minimo, informandosi sugli interessi dei padroni di casa per alimentare così una conversazione sinceramente interessata; mentre sul modo di stare a tavola troverete molti preziosi suggerimenti di Giorgia, con gli articoli imperdibili su come lasciare le posate nel piatto e la deliziosa guida semiseria a come mangiare i cibi difficili.
    Leggete l’articolo originale su DeluxeBlog

    La tavola di Pasqua tra uova, colori e stoviglie della nonna (ma c’è anche la zia bisbetica)

    Pasqua è una di quelle occasioni perfette per solleticare la creatività e incentivare la voglia di ricevere a casa, senza troppi formalismi, ma con quel certo nonsochè che rende una circostanza familiare o amicale un vero e proprio avvenimento!
    E’ primavera e la stagione stessa ci regala colori sfavillanti e profumi unici per abbellire sia la tavola che le preparazioni tradizionali di questo periodo.
    E’ il momento di tirare fuori, da armadietti e madie di vario genere, tutte quelle stoviglie di solito inutilizzate. Perchè mai lasciar ammuffire cose belle, magari di pregio, per paura di romperle o peggio, pensando di non riuscire a bene utilizzarle? Mescolare sottopiatti moderni con porcellane della nonna in un rinnovato bon ton moderno è quanto di più delizioso si possa pensare, soprattutto nei giorni di festa. Il trucchetto che uso spesso quando non ho sufficienti doppie posate per tutti, ma desidero comunque usare gli oggetti di famiglia, è quello di utilizzare la posata facendone parte integrante dell’apparecchiatura con un ruolo assolutamente di prim’ordine. 
    Ottimo dunque sarà creare una decorazione incentrata sulla posata medesima, conferendole  una posizione di rilievo al centro del sottopiattoad esempio, abbellendola con piccoli cartoncini colorati ritagliati in forme adatte all’occasione, oppure utilizzando il tovagliolo piegato e decorato con nastri in tinta pronti a esaltare la particolarità dell’oggetto. Le pinze da asparagi ad esempio…
    Uno  strumento che al solo pensiero potrebbe far sorridere in realtà è un inimmaginabile gancio per un convivio ad dir poco esilarante. Certo! Perchè chi di noi è abituato a godersi gli asparagi con codesto “attrezzo”? Se ne vedranno delle belle, credetemi (e ringrazierete la nonna!).
    Per decorare la tavola perchè non affidarsi alla natura?
    Chi non ha mai preparato, da piccino, uova di innumerevoli tipologie, colorate, sode o svuotate allegramente trascorrendo pomeriggi forando con un ago le due estremità dell’uovo soffiando come forsennati per eliminare tuorlo e albume senza digregare il guscio in mille pezzettini (che ricordi!).
    Mettete gli ovetti sulla tavola di Pasqua dunque, singoli come segnaposto o numerosi e abbelliti di fiori colorati, utilizzandoli come centrotavola.

     

    Infine, attenzione alle posizioni a tavola! Meglio utilizzare anche i cartellini, insieme ai segnaposto, e assegnare a priori la seduta di ciascun invitato per non mettere il malcapitato nipote vicino alla zia bisbetica di turno…