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Fine d’anno in bellezza

Una cosa bella è una gioia sempiterna (cit.)
Qualche idea per una tavola in festa anche l’ultimo giorno dell’anno.
 Vischio ed erbe portafortuna

 Oro sulla tavola per un 2013 scintillante
 Candele romantiche per una serata avvolgente
Un nodo per ricordare i momenti belli
foto dal web

La tavola di Natale

Idee ed ispirazioni replicabili con una punta di personalità… la vostra!

 


Inviti e felicità

Invitare qualcuno a pranzo vuol dire 
incaricarsi della felicità di questa persona
durante le ore che passa sotto il vostro tetto
Anthelme Brillant-Savarin

Niente nero a tavola?

Niente nero di seppia ad un evento conviviale formale. Questo prescrive il galateo della tavola e una sana lungimiranza che vorrebbe preservare il classico sorriso a trentadue denti dalla fastidiosa patina scura che potrebbe apparire sulla dentatura non appena ingurgitato il primo succulento boccone. Eppure capita che proprio il famigerato risotto al nero di seppia sia protagonista anche di una cena importante. 
Che fare dunque? Il trucco c’è!
Si cercherà gustare il piatto a piccoli bocconi facendo in modo che i chicchi di riso vengano appoggiati direttamente sulla lingua senza toccare nè le labbra nè la parte esterna dei denti. Si dovrà curarsi o poi che il boccone rimanga in bocca serrando la dentatura lasciando le labbra leggermente socchiuse in modo tale che la forchetta non abbia a che toccare alcuna delle parti esterne. In questo modo si conterranno i danni senza rimanere completamente digiuni, non solo, si darà l’impressione ai commensali di gradire con piacere il piatto gustandone ogni, scurissimo, chicco.

Le 7 regole d’oro per fare una cena a cinque stelle

Pubblicato: 23 apr 2012 da Barbara

  • L’attenzione nei confronti dell’ospite, che parte con la scelta degli invitati. Questi devono essere ben coordinati tra loro e ognuno deve conoscere almeno un’altro invitato
  • Il menu, che deve essere legato alla stagione e ancora meglio al territorio e infine ci vuole una tavola apparecchiata come si deve.
  • Seguire il modo giusto per disporre piatti e posate magari mixando i bicchieri nuovi con le ceramiche antiche o l’argenteria (vedi foto sopra).
  • Usate una tovaglia perfettamente stirata (tirate fuori la più bella che avete senza timore).
  • Fondamentale lo spirito della padrona di casa, che dovrà essere serena e rilassata.
  • Gli ospiti vanno accolti offrendo loro da bere, e animando il dialogo tra i commensali senza mai lasciarli soli.
  • Vietatissimo assentarsi per più di un quarto d’ora o peggio alzarsi da tavola se non strettamente necessario (il segreto anche qui è organizzarsi per tempo con l’aiuto di una persona di servizio oppure con un carrello portavivande).
  • Il lusso è un atteggiamento. Se volete organizzare una cena molto speciale e stupire i vostri ospiti più importanti non vi basterà un abito elegante o una pietanza ultraraffinata, il contesto è fondamentale e ci sono delle regole precise che se seguite, alzeranno di netto il livello della serata; sono i dogmi del bon ton contemporaneo, che abbiamo chiesto alla super esperta Giorgia Fantin Borghi alla lezione di galateo che abbiamo seguito al Four Seasons Hotel di Milano. Ecco a voi le regole d’oro per non sfigurare allora, perchè muoversi tranquilli e sereni nelle grandi occasioni significa conoscere quei comportamenti che vi faranno sentire a vostro agio anche con le persone più altolocate:
    E l’ospite? Anche lui/lei deve prepararsi un minimo, informandosi sugli interessi dei padroni di casa per alimentare così una conversazione sinceramente interessata; mentre sul modo di stare a tavola troverete molti preziosi suggerimenti di Giorgia, con gli articoli imperdibili su come lasciare le posate nel piatto e la deliziosa guida semiseria a come mangiare i cibi difficili.
    Leggete l’articolo originale su DeluxeBlog

    L’orologio nel piatto (ovvero la posizione delle posate quando si mangia)

    In fatto di buona educazione, come si sà, gli usi si modificano notevolmente con l’andare dei secoli. Abitudini ben radicate del secolo scorso sembrerebbero oggi, non solo un po’ obsolete, ma addirittura completamente fuori luogo. 
    Nelle regole del galateo, materia quindi elastica e flessibile (al contrario di cerimoniale e protocollo), vi sono però alcune ragioni di fondo che ne identificano la nascita e l’utilizzo, sempre per un unico scopo: il miglioramento della cooperazione sociale e quindi della vita stessa, essendo noi non eremiti in luoghi sperduti e dimenticati, ma parte di un contesto che in qualche modo ci contiene.
    A questo proposito parliamo di “orologio nel piatto” ovvero di quelle regole della tavola che descrivono le corrette posizioni delle posate quando si mangia. 
    Nei trattati di galateo e bon ton si trova un po’ di tutto, com’è lecito che sia, ma in realtà le norme esistono per alcune specifiche ragioni. Vediamo nel dettaglio.
    Posizione delle postate nel piatto – La pausa
    Se durante il pasto di vuole fare una pausa, ad esempio per bere, mangiare un po’ di pane o servirsi di altro, e le posate sul piatto fossero due, ad esempio coltello e forchetta, la posizione corretta del coltello durante questo intervallo dovrebbe essere con il manico  appoggiato a destra, sul piatto, ad ore 16 con la lama rivolta verso il centro del piatto stesso. La forchetta invece dovrebbe essere posizionata con il manico appoggiato a sinistra ad ore 20, sempre sul piatto, con i rebbi (ovvero le punte) rivolti verso il basso a formare una sorta di piramide, accostandoli alla punta del coltello ma senza formare una X. Questo segnale convenzionale significa che non abbiamo terminato il nostro pasto ma che, per l’appunto, ci stiamo concedendo una pausa. 
    Posizione delle postate nel piatto – Fine pasto
    Per concludere il pasto entrambe le posate dovrebbero essere posizionate con il manico appoggiato al piatto ad ore 18,30: il coltello starà a destra con la lama all’interno e la forchetta a sinistra con rebbi rivolti verso l’alto. 
    La ragione del posizionare le posate ad ore 18,30 (e non ad ore 16,20 come comunemente si crede) sta nella possibilità di agevolare il cameriere, o chi ci aiuta in tavola, nello sbarazzo del piatto medesimo cosa che con il posizionamento ad ore 16,20 avverrebbe con meno facilità.  
    Il problema si porrebbe inoltre quando la posata da riporre fosse unica, un solo cucchiaio ad esempio. In questo caso se lo posizionassimo a destra, ad ore 16,20 anche solo per attendere qualche minuto prima di terminare la pietanza, il segnale risulterebbe ingannevole
    Da ricordare dunque di non appoggiare mai i manici delle posate sulla tovaglia perchè, come diceva la mia nonna Wanda, “Per le regole del galateo c’è sempre un perché”. 

    Leviamo i lieti calici ma con bon ton!

    Ci siamo, è arrivato il momento fatidico che il galateo tradizionale indica come quello tradizionalmente corretto per pronunciare il brindisi
    Il terrore corre sul filo…Una gocciolina di sudore freddo scivola lentamente lungo la tempia sinistra e noi ci arrovelliamo chiedendoci disperatamente se sia adeguato o meno far allegramente tintinnare i bicchieri o se non sia forse meglio tenersi un po’ in disparte e non essere noi i fautori di cotanto “rumorino”. Sia piuttosto il commensale di fronte, quello che ha sghignazzato tutta la sera con la cicisbea sedutagli accanto, a dare il là alle danze.
    Ma il famigerato “cin-cin” sarà poi davvero così tremendo? Certamente in alcuni paesi è vietatissimo dato che si riferisce a parti del corpo molto poco adeguate alla tavola. Del resto temo vi siano, nell’ampio lessico internazionale, una serie di termini che, qualora pronunciati in altri paesi, potrebbero far letteralmente svenire l’ospite di turno. 
    Niente cin-cin dunque? Ma almeno far toccare lievemente i cristalli (con i bicchieri di plastica comunque non ci sarebbe gusto)?
    Vediamo cosa insegna il galateo più tradizionale in merito al famigerato brindisi, poi vi dirò la mia:
    Chi – A proporre il brindisi è sempre chi ospita: il padrone di casa, l’anfitrione.
    Come – Se l’occasione è formale e gli ospiti sono numerosi, il padrone di casa di alza in piedi e cerca di attirare l’attenzione dei suoi ospiti dopo essersi accuratamente accertato che tutti i bicchieri adibiti al brindisi siano stati debitamente riempiti. Se la tavolata è contenuta invece potrà invece evitare di alzarsi. In ogni caso di scampanare con la posata sul bicchiere in stile “Frà Martino campanaro, per far zittire la platea e avere gli occhi addosso, non se ne parla proprio.
    Dove – Il luogo ha in sè poca importanza perchè che sia un evento formale o una cena tra amici un brindisi ben fatto è sempre cosa gentile
    Quando – Il brindisi si propone non appena tutti i commensali siano stati serviti del dolce, appena prima che questi affondino la forchettina nella tortina al cioccolato (!)
    Quanto – Il discorso sarà breve, brevissimo. Tre minuti è il tempo massimo, comprensivo di supplementari.
    Perchè – Per onorare l’invitato di maggior importanza, per dare un annuncio o per ringraziare i gli ospiti, ma soprattutto per creare unione e complicità tra gli invitati che si sentiranno in ogni caso parte di qualcosa di importante.
    E i commensali? Accettano che il calice gli sia riempito anche se sono totalmente astemi. Bagnarsi le labbra non ha mai fatto svenire nessuno per schok etilico!
    Tornando al tintinnio dei bicchieri devo dirvi che in eventi assolutamente formali è certamente da evitare ma nelle occasioni informali (l’occasione conviviale si determina in ragione delle cariche ricoperte da chi vi presenzia) a me non dispiace affatto, anzi mi mette una certa allegria, sensazione che, oltre ai piaceri di una buona tavola, rende perfetto ogni banchetto, grande o piccolo che sia!
    Dunque, per dirla alla maniera di verdi ” Libiamo i lieti calici: che la bellezza infiora…”

    Come accomodare 8 commensali a tavola?

    Ricevere ospiti è, a mio modestissimo parere, sempre cosa assai piacevole, lo è ancor di più se la padrona di casa risulta sicura del proprio operato e affatto impacciata nel gestire anche le situazioni che sembrano più complicate, almeno al primo impatto. Rispondo ad una e-mail ricevuta da una gentile novella sposa che si dice in difficoltà nell’assegnazione di posti a tavola quando i commensali sono in otto.
    In effetti questo è un numerino un po’ difficoltoso, lo ammetto. Seguendo le usuali regole del bon ton dovremo fare attenzione a mantenere l’alternanza uomo-donna e a separare le coppie (a volte è solo un bene!). Ma se, come nella maggior parte delle case moderne, anche voi vantate nella vostra magione un tavolo rettangolare, o quadrato e allungabile all’occasione, dovrete fare letteralmente i conti con questo traballante numeretto che a volte mette in crisi anche le casalinghe più o meno disperate.
    La soluzione ci viene dal galateo di matrice francese dove i padroni di casa non sempre si accomodano ai capotavola ma sovente si siedono proprio al centro del lato lungo del tavolo. Da questo si deduce che non sempre colui che ospita deve necessariamente occupare la sedia a mo’ di trono, bensì suggerirne la presenza (quantunque questa sia più che chiara e conosciuta) in modo leggiadro.
    E’ così che la padrona della casa, colei che di solito organizza e accoglie gli ospiti nelle occasioni conviviali si troverà a presiedere la tavolata dando le spalle alla porta che volge alla cucina, per poter sgattaiolare (poco per carità!) a controllare che il polletto non si riduca nel forno come un inquietante rito vodoo. 
    In questo caso manterremo l’invitato di sesso maschile più importante alla sua destra ed il secondo ospite uomo in grado di importanza alla sua sinistra. Intervalleremo quindi s fianco di questi affabili (almeno così si spera) gentleman due gentili signore, così come prescrive il più ferreo bon ton.
    La signora che si ritiene più degna di riguardo prenderà posto all’altro capotavola, proprio di rimpetto alla signora della casa. In questo modo il padrone di casa, che siederà in uno dei lati lunghi del tavolo, avrà tale signora correttamente alla propria destra.
    Questo sistema lo preferisco alquanto, in caso di otto commensali, alla classica disposizione da “convium regale” superformale nel quale i due anfitrioni siedo tronfi l’uno di fronte all’altra perchè in al modo si eviterà che due ospiti dello stesso sesso siedano vicini e si incoraggerà la conversazione tra gli invitati in maniera più fluida.
    Attenzione al buon affiatamento dei convitati, cosa assai più importante per la riuscita della serata rispetto ad una cena da gourmet. Ricordate infine di tenere ben lontani tra loro due brillanti oratori che potrebbero facilmente intavolare una conversazione a due escludendo, ahimè, il resto degli astanti.
    Per il menu della serata vi rimando ad un prossimo post!

    Il trucchetto del giorno…

    Sta per avere inizio quel simpatico periodo nel quale l’espressione “ricevere ospiti” è spesso sinonimo di un po’ d’ansia da prestazione. Un’angoscia organizzativa che può attanagliare anche il più perfetto dei padroni di casa.
    Le candele, durante le feste e le cene ben allestite, sono solitamente un dettaglio irrinunciabile. Salvo il fatto che spesso esse si consumano con una velocità disarmante lasciando noi nell’affanno di trovare in tempi brevi una degna sostituzione.
    Ecco il trucco: se optate per la fiamma libera (ovvero candele non già inserite in bicchierini di vetro) ricordate di adagiarle nel freezer la sera prima del vostro evento e di estrarle solo all’ultimo momento, prima dell’arrivo degli ospiti.
    In questo modo le candele bruceranno meglio e molto più lentamente lasciando a voi la rilassatezza di una cena ben organizzata, in ogni minimo particolare!