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#100consiglidaweddingplanner – Tenere il bouquet nel modo corretto

Un bouquet composto da fiori a stelo lungo non andrebbe sorretto brandendolo come un mattarello ma adagiato gentilmente sull’avambraccio, proprio come in questa foto.

ANGOLO DEL BIGODINO: Lancio del bouquet sì o no?

Da qualche anno a questa parte il famigerato lancio del bouquet sembra aver assunto connotazioni alquanto differenti dal passato. 
1) Sarà perché l’età media delle sposine si è un po’ alzata e quindi le amiche in cerca di marito si riducono drasticamente di numero?
2) Sarà perché la “corsa al bouquet” è divenuta assai difficoltosa specie se tentata su tacchi di improbabile altezza.
3) Oppure perché (e non chiedetemene la ragione) ricevere il bouquet al giorno d’oggi sembra più una sottolineatura della “singletudine” anziché un simbolo di buona fortuna per un futuro matrimonio.
Vi dirò di più, alcune fanciulle da marito non ci pensano minimamente a mettersi in fila per afferrare il profumato mazzolino di fiori della sposa… perché pare che oggi (udite udite) porti pure sfortuna! Possibile?
Per la serie “non è vero ma ci credo” in tempi di crisi le persone si aggrappano a qualsiasi tipo di diceria, fantasia metropolitana, gossip da spiaggia. 
Nella mia nuova rubrica “Angolo del bigodino” 
potrei tranquillamente citare una serie di aneddoti realmente accaduti dove il gruppetto di amiche della sposa si è aperto tipo Mar Rosso facendo tristemente cadere a terra il delicato bouquet della sposa. Terribile, semplicemente.
Se proprio dovessi dare un suggerimento da Wedding Planner alle spose in odor di matrimonio consiglio dunque di capire prima se il gruppetto di girls ancora da maritare sia propenso al tuffo carpiato per l’acaparramento del bouquet o se non sia davvero più consigliabile regalare il mazzolino a qualcuno di molto caro, che possa apprezzarne il significato.
A presto per un’altra puntata e quest’anno ne ho da raccontare, fidatevi!
Credits photo: Web

Tableau Mariage delizioso a costo zero!

Lo so, scrivo con colpevole ritardo… non bacchettatemi, vi prego! 
E’ tempo di matrimoni e, come ben sapete non permetto a nessuno di scrivere al mio posto in questo piccolo spazio riservato solo alle elucubrazioni della mia testolina (non so se questo sia esattamente un bene ma tantè!)
In cerca di ispirazione per un nuovo e sorprendente tableau mariage ho trovato nella rete questo meraviglioso tutorial e voglio condividerlo con voi per svariati motivi:
1) E’ semplicissimo da realizzare
2) Può essere utilizzato anche per accomodare gli amici nelle cene estive
3) La realizzazione con materiali di recupero e fiori da giardino vi permetterà di fare un figurone a costo zero.
Iniziate subitissimo!!! Baci!

10 modi per sopravvivere da sole al ristorante

E’ d’obbligo una premessa: a nessuna donna, di qualsiasi età, condizione socio-culturale o livello di emancipazione, piace essere piantata da sola al ristorante. Chi vi dice che ciò non sia vero MENTE sapendo di farlo. Se ciò non bastasse lasciare da sola una donna al ristorante, dopo interminabili promesse e divagazioni telefoniche su una ipotetica, imperdibile serata romantica è da pura denuncia, da accoltellamento rapido, da fucilazione immediata.


1) Accettate la cruda realtà
La difficoltà sostanziale di questo tipo di occasione sta nel non farsi prendere dalla tentazione di attendere a oltranza: il pacco è giunto e voi vi ritrovate SOLE e raminghe in un ristorante (ovviamente uno dei migliori della città, perché queste cose capitano soltanto in certe occasioni). Datevi un tempo massimo di attesa dopo il quale dovrete necessariamente scegliere: ordinare o battere in ritirata. Se scegliete la prima soluzione la cosa migliore sarà farlo con la nonchalance di chi pensa “finalmente sola, finalmente un po’ di tempo per me stessa, era ora!” Contemporaneamente potrete riflettere se sia meglio pensare ad una vendetta stile Attrazione Fatale (coniglio stufato in pentola) o un caro vecchio metodo alla moda di noi ai tempi del liceo, ovvero con l’utilizzo di preparazioni lassative in dosi da cavallo.


2) Non parlate da sole: 
la gente non è ancora pronta per accettare l’idea che qualcuna di noi possa avere un amico immaginario. Sareste prese per pazze e compatite in mezzo secondo, ergo: evitate come la peste.


3) Niente scene madri al telefono
oppure tutti verranno a conoscenza del fatto che vi hanno dato buca e voi, ne sono certa, volete informare il mondo solo dei vostri successi. L’eccesso di collera non dona alla messa in piega. Cominciate piuttosto a riflettere al vostro perfido piano di rivalsa che dovrete preparare con una buona dose di malefica e spietata tranquillità.
4) Rubinetti chiusi!

Vietatissimo piangere o singhiozzate rumorosamente asciugandosi guance e naso col tovagliolo (orrore!). Non guaite come piccole dobermann sacrificali alla luce della luna. Datevi un contegno e non fate scendere una lacrima, una, dal viso e se sentire scendere la lacrimuccia fate finta di aver appena messo il collirio e ripetetevi che non sarete voi a dare agli altri qualcosa di cui parlare, quantomeno non in QUEL modo!

5) Fate portar via subito il coperto in più
Sfoderate il vostro sguardo più languido anziché quello da mucca che guarda i treni passare. Ebbene sì, non siete sole, raminghe, orfane di compagnia ma donne libere, indipendenti e… favolose! Per di più affamate (e non solo di vendetta). Godetevi la cena per quanto possibile. In fondo ci vuole tempo per pensare ad una feroce rappresaglia e a stomaco pieno si riflette meglio.

6) Ricordate il detto “in vino veritas”

Una donna che mangia da sola è una visione allettante per qualsiasi “falchetto” si trovi a svolazzare nei dipressi. Un bel bicchiere di vino ben sorseggiato ha poi lo stesso effetto supersexy di una dolce promessa appena sussurrata. Occhio a non esagerare però, una donna alticcia può risultare sguaiata e, quel che è peggio, molto spesso troppo ciarliera. Quindi sì al calice, no alla magnum.

7) Cibo per la mente

Non pensate che leggere a tavola sia maleducato. In certi casi è invece la salvezza della propria autostima. Leggere, leggete, leggete quindi: menu, libri, giornali, magazine, istruzioni per l’uso di qualsiasi tipo di aggeggio abbiate in borsa (!), bugiardini dei medicinali, retro di biglietti del tram dimenticati nel portafoglio dai tempi del giurassico… basterà tuffarsi in quattro righe di testo per dare l’impressione di essere super-impegnate e lì, in quel preciso segmento spaziotemporale, proprio perché lo stavate desiderando da un secolo.

8) From A to Z.

Abbiate cura di avere sempre con voi una splendida penna, meglio se di gusto un po’ maschile. In mancanza di questa procuratevi una BIC, una piuma rubata al pennuto di piazza, un pennellino per gli occhi intriso di kajal, un pennino bagnato col rivolo di sangue che esce dalle vostre labbra serrate e… scrivete! Appunti, liste della spesa, letterine per Babbo Natale, schemi di burraco, strategie per invadere la kamchatka, poesie a tretrametro trocaico catalettico, elenco dei buoni e dei cattivi ma soprattutto una bella lista di chi non vi dovrà invitare MAI più al ristorante.

9) Parlate al telefono 

o fate finta di farlo con qualcuno che vi faccia ridere, che vi diverta e che vi faccia assumere un’espressione quanto più gioviale e rilassata. Nessuno potrà mai pensare che siete state vittima di una fregatura da appuntamento mancato.

10) Giù il sipario

L’uscita dal ristorante dovrà essere meravigliosa, superba, memorabile. Stampatevi un sorriso di soddisfazione sulle labbra, libratevi eteree nell’aria e camminate con la vostra immaginaria coda di pavone ben visibile al pubblico presente. E se il cameriere vi ha retto il gioco elargitegli una mancia cospicua. Non vi sono soldi meglio spesi di quelli impiegati per imbellettare una situazione potenzialmente disastrosa.

Ah, dimenticavo. Il giorno dopo… fatelo nero!


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Mise en place colorate per riprenderci la primavera!

Ho voglia di nuovo, di colore, di allegria. Voi no?
Dunque ho deciso di invitare gli amici 
per far quattro chiacchierine e mettere qualcosa sotto i denti.
Mi lascio (e vi lascio) ispirare da quale mise en place divertente, 
senza badare troppo alla formalità della tavola 
ma per il sollazzo degli occhi e l’attenzione ai sorrisi.
Buon fine settimana a tutti!

Stylish blue
Deliziosamente creativa
Semplice e coloratissima

Raffinata ma informale
Neo-romantica

DETTO FATTO – Flashback 4. Per la serie il puntino sulla “i” dalla puntata di ieri: tutti in tavola!

Tutti in tavola!
Il galateo della tavola può essere anche divertente,
Un po’ più prêt a porter!
Il pollo si mangia con forchetta e coltello
L’insalata non si taglia mai anche se le foglie dovessero essere enormi…
Quando non ci sono forchetta e coltello 
anche un buon panino fa il suo dovere 🙂
Se poi gli amici vengono a cena, il gioco è…
detto fatto

DETTO FATTO – Flashback 3. Per la serie il puntino sulla “i” dalla puntata di ieri: l’abito di Juan

L’abito di Juan
Anche gli uomini tengono molto al loro abito per il matrimonio, anzi, a volte sono persino più ricercati delle spose!
Il tight è una scelta molto classica e particolarmente formale. 
Attenzione però: la scelta dello sposo lega necessariamente anche i testimoni uomini e i due papà.
Un tocco di colore vi piace?
A Santo Domingo ci si sposa in chiaro ha detto Juan!
Il mio outfit della puntata:
Abito: Wait & See Milano
Cintura: Prada
Cappottino Luisa Spagnoli
Scarpe: Heidrich Guabello
Accessori: DDM e Mortarotti
DETTO FATTO
dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 15.30
Rai 2
Twitter: @DettoFattoRai2

DETTO FATTO – Flashback. Per la serie il puntino sulla “i” dalla puntata di ieri

Ieri a DETTO FATTO ho portato Alessia a provare degli abiti da sposa meravigliosi.
Il mio consiglio
meglio tenere le spalle coperte durante la cerimonia. 
Il velo? Non copre a sufficienza!
DETTO FATTO
dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 15.30
Rai 2
www.dettofatto.rai.it
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Un nome per ogni occasione – Bon Ton prêt-à-porter

Cambiano i tempi e si modificano gli usi. Espressioni che anche solo 50 anni fa erano di comune utilizzo oggi paiono modificate non nella forma ma nella sostanza. Pensavate voi, invitati a colazione, di addentare un fragrante croissant? Meditate…
Ieri:                                       Oggi:
Prima colazione                     Colazione

    Ieri:                                       Oggi:
Colazione                                  Pranzo

 Ieri:                                       Oggi:
                Pranzo                                             Cena

Ieri:                                       Oggi:
               Cena (dopo le 24)                       Dopocena

Lo strano caso della regina Margherita che mangiava il pollo con le dita

Sappiatelo, questa semplice, banale filastrocca è stata il tormentone della mia vita. 
Per chi si occupi (leggi anche ami, studi, si diletti) di galateo e buone maniere lo spauracchio della regina Margerita ha lo stesso effetto della lama in stile spada di Damocle che aleggia sul nostro tenero capino. Confutandola infatti si rischiano due temibili passi falsi: il primo è quello di prendere i detti, così come i proverbi, per oro colato
Certamente un fondo di verità storica esiste. La regina in questione, Margherita di Savoia per la cronaca, da grande comunicatrice quale era, seppe ingraziarsi il popolo napoletano, nel lontano 1889, assaggiando con le  sue leggiadre manine un bel cosciotto di pollo che le era stato servito durante una visita nella città partenopea.
Il secondo è di sembrare delle vecchie megere piene di ragnatele con due dita di polvere sulla rima palpebrale al posto di un più moderno trucco “smokey”.
Non che io voglia per forza propagandavi un bon ton prêt à-porter, eppure sono convintissima che le buone maniere non siano qualcosa di statico, immobile o immutabile ma che varino con lo scorrere del tempo, correggendosi leggermente così come farebbe una vera signora con un piumino da cipria. 
Come dire: piccoli ma sostanziali ritocchi per vivere meglio.
Dato che però mi sono stancata di questa nenia quantomai inopportuna (soprattutto in taluni frangenti) ho concepito, per la mia serenità psicofisica, una controfilastrocca, che piaccia o meno…
La regina Margherita
mangiava il pollo con le dita
per piacer ai popolani
vi si insudicia le mani
e s’insozza così tanto
che a lavar non v’era Santo
e da allora poveretta
mangiò poi con la forchetta.