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Too many people spend money they haven’t earned, to buy things they don’t want, to impress people they don’t like
C.B.

Per la serie le 10 cose da NON DIRE (perché assai poco bon ton!) – La settima

A quando un bel pargoletto?

La borsa che fa lo stile ma anche il bon ton

Indispensabile accessorio per ogni donna, la borsa è divenuta un elemento di grande riconoscibilità, un segno distintivo dello stile di signore e signorine che spesso affidano a questa una parte consistente della propria esistenza.
E’ usuale che la borsetta, di misura variabile certamente, contenga oltre al portafogli (la cui mole è spesso determinata dalla borsa medesima) anche una certa quantità di elementi indispensabili alla sopravvivenza cittadina di ogni giorno: mezzi di comunicazione e intrattenimento (telefoni,  i-Phod); fattore “beauty” (spazzola, rossetto, rimmel…) senza dimenticare i “salvavita” femminili legati alle innumerevoli e differenti occasioni della vita, dal calo di zuccheri all’incontro amoroso estemporaneo. Ma, tralasciando le questioni meramente pratiche e quelle sfacciatamente glamour, sappiamo esattamente quale sia il galateo della borsetta?
La più stringente eleganza femminile imporrebbe la grandezza di questo complemento dell’abbigliamento femminile inversamente proporzionale all’orario di utilizzo, leggesi: più di buon’ora si utilizza questo accessorio maggiori potranno essere le sue dimensioni, ma più si proseguirà nella giornata e più ridotti dovranno divenire anche i volumi della nostra fedele alleata di femminilità.
Ecco dunque apparire borse e borsosi nel più fantasmagorico stile “mi porto in giro anche la casa” per essere certi di non dimenticare proprio nulla. Idea questa affatto trascurabile anche se molto spesso si potrebbe dare più l’impressione di essere in partenza per il week end, più che per raggiungere il posto di lavoro.
Le meravigliose business bag moderne poi, leggere e capienti ma non eccessive, consentono a tutte le signore  di portare con loro un gran numero di carte e cianfrusaglie di vario tipo, mantenendo però, oltre ad un aspetto per così dire modaiolo, anche e soprattutto una postura gradevole, evitando l’effetto “torre di Pisa” dovuto al peso eccessivo di una borsa esosa. Per il pomeriggio sono indicate le così dette “borse da passeggio“, quelle meravigliose e costosissime creazioni che gli stilisti più in voga ci hanno sempre propagandato come irrinunciabili. 
Così largo ai modelli con manico corto da portare a mano o appese all’avambraccio, stando molto attente a dove si appoggino per non vedere sfumati in pochi istanti i sacrifici di mesi di lavoro. In questo caso il bon ton ci salva prescrivendo che una borsetta mai e poi mai va appoggiata in terra.
Finiamo dunque con le ore notturne, quando il calare del sole e le luci soffuse della città ci incoraggiano ad un abbigliamento più adeguato agli incontri serali. In questo caso il galateo prescriverebbe di eliminare tutti i manici dalle borsette (a meno che questi non siano composti a forma di bracciale, adatti ad essere calzati al polso) e mantenere solo modelli di ridotte dimensioni, anche se di differenti fatture.
Seguiremo poi le regole del bon ton e menterremo sempre la borsa stretta nella mano sinistra perchè la destra rimanga pronta a stringerne altre in affettuosi saluti o a sorreggere il nostro drink preferito.
A tavola appoggeremo la borsetta su di uno sgabello apposta, se presente, oppure la posizioneremo in un angolo comodo appena dietro alla schiena, se ciò non fosse possibile per rischi di cadute rovinose della clutch la manterremo in grembo, sotto al tovagliolo.
Vale ancora la vecchia regola dell’abbinamento borsa-scarpe? 
Io dico… assolutamente sì perchè è molto meglio un dettaglio curato in più che uno in meno, nessuno ci bada ma tutti lo notano!

Cenerentola: un banale errore di look?

Tutte le signore e signorine bon ton dovrebbero prendere esempio dalla leggiadrìa della graziosa Cenerentola che, dismessi i panni di colf a tempo pieno dal look inadeguato, da perfetta primadonna, lasciava il bel principe con un palmo di naso proprio poco prima del dodicesimo rintocco della sera quando, un po’ per necessità e un po’ per protagonismo (diciamolo!) si scapicollava a spron battuto lungo la lunga scala, lasciando dietro di sè una delle vere opere d’arte della storia delle donne: la famigerata scarpetta di cristallo.
Neanche Manolo Blahnik è riuscito fin’ora a proporre un modello similare dato che presumibilmente non esiste fanciulla al modo che riuscirebbe a calzare un modello somigliante all’originale senza scheggiare contemporaneamente tacco e punta al primo passo!
Ora poi mi dicono che la questione sia ben diversa… 
Pare infatti che la favola non trattasse la questione sottolineando l’incedere soave e leggero della principessa su scarpette di cristallo bensì di pelo!
Pelo? Come sarebbe a dire?? Pare che la leggenda, tanto cara a tutte noi, sia nata per un banale errore fonetico: il termine francese “vair”  che significa appunto “pelliccia di scoiattolo” sembra sia stata scambiata con la parola “verre”  ovvero “cristallo”.
Orrore! Andati in frantumi i sogni di bambina… ma anche gli incubi tutto sommato, quelli che mi vedevano tentare di calzare la scarpina da principesse di un modesto 37 dall’alto di un mio devastante 41.
Contesto, mi oppongo, mi rifiuto di crederci!
Anche Cenerentola avrà avuto il suo personalissimo ManoloBlahnikfatamadrina il quale ha sempre sostenuto che sono le scarpe a scegliere le donne, non il contrario, e sono certa che quello di Cenerentola NON fosse l’anno del fur!

Pulizie di primavera? Ecco i trucchi

Prendo spunto da un articolo apparso oggi sul Corriere della sera dove si parla ampiamente di ciò che in questo periodo, ovvero quando le gemme iniziano a sbocciare, solletica la mente di ogni housewife o businesswife più o meno disperata: le pulizie di primavera!
Ecco il mio personale decalogo:

  1. Riflettete per un poco e trovate la motivazione migliore dentro di voi. Fare le pulizie di primavera può essere una sfida interessante con se stessi!
  2. Fate la lista di cose da fare e ricordatevi di spuntare l’eseguito di volta in volta
  3. Preparate con anticipo tutto l’occorrente, soprattutto i prodotti giusti per la detersione, pochi ma molto buoni
  4. Pulite partendo sempre dall’alto verso il basso, ovvero dal soffitto al pavimento. Non importa se deciderete di fare una stanza al giorno, quindi giocare “a uomo” oppure se sceglierete lo schema “a zona”, importante sarà perseverare nel piano d’attacco per la missione “casa perfetta” senza annoiarsi
  5. Ordine è la parola magica per le grandi pulizie. Raggruppate gli oggetti, per tipologia e utilizzo, in scatole adatte facili da prendere e da archiviare. Poi etichettatele in maniera sistematica
  6. Ricorrete ai vecchi rimedi della nonna che sono sempre i più efficaci: per pulire i vetri basta carta di giornale e aceto per l’argenteria spazzolino e dentifricio, per il frigorifero e il forno acqua e limone o bicarbonato.
  7. Riordinate i cassetti della cucina e la madia delle pentole dividendo le casseruole dalle padelle. Inserite un pezzo di scottex tra una padella e l’altra prima di riporle in ordine di grandezza decrescente. Loro eviteranno di graffiarsi e voi di aprire il portafoglio e piangere
  8. Prima di effettuare il cambio degli armadi bonificate l’ambiente con una di quelle nuove trappole da tarme fatte a casetta e poi utilizzate i foglietti antitarme nuovi per proteggere gli indumenti dai rosicchiamenti degli odiati animaletti. Non c’è niente di peggio che trovare il maglione preferito ridotto a groviera
  9. Durante il cambio di stagione regalate o dismettete gli abiti che non utilizzate da più di due anni. Le diete possono attendere
  10. Lavorate a tempo di musica sbizzarrendovi con balletti e cantatine degne del festival dei fiori, aiuta l’umore e la forma fisica, ma soprattutto abbigliatevi in maniere comoda ma assolutamente non trasandata: il campanello potrebbe sempre suonare due volte e sarebbe di sicuro per voi!

In ultima istanza vi allego questo video assolutamente esilarante (anche se poco bon ton!) per prendere tutto con una buona dose di sense of humor!

Le tarme nel portafogli

La vita è costellata di momenti difficili, questo è indubbio, ma a volte capitano cose che minano profondamente l’autostima di una donna, soprattutto se la signora in questione è la classica persona superindaffarata: lavoro (stressante da far venire i capelli dritti con quel nuovo capo fin troppo perfettino), casa (pulisci, cucina, stira e lava… e se ti azzardi a fare la fettina anemica si arrabbiano pure), spesa (guarda l’etichetta, la scadenza, il glutammato, il lattosio, il piripacchio…) magari pure i figli (prendili, portali, accompagnali, curali). Insomma una specie di dea Kali
Ecco è proprio quando una donna così si reca, chessò dal macellaio, ordina col sorriso sulle labbra (perché non si sa mai che poi uno sconticino ci scappi pure) due etti di cotto, la bresaola, le fettine di vitello, il petto di pollo, insomma una spesuccia degna di rimpinguare i ripiani di quel frigorifero che ad inizio settimana ti fa l’eco come le caprette di Heidi, che scatta il momento di panico assoluto.
A spesa conclusa la fanciulla si avvia alla cassa. Estrae il portafogli e… ne escono nugoli di tarme. Non c’è nemmeno il bancomat o la carta perché sono nell’altra borsa! E’ rimasto solo l’euro che serve per il carrello del supermercato, quello che non si spende MAI.
Orrore! Che fare? A parte passare in rassegna sul volto tutti i colori dell’arcobaleno (compresi indaco e violetto) è cosa indubitabile che sovvenga alla mente l’immagine di una piccola vanga con la quale scavare molto, molto velocemente una fossa grande abbastanza per saltarvici dentro alla velocità del fulmine e da ricoprire all’istante con tanto di fiorellino spuntato all’uopo. 
Ma tantè, il problema bisogna risolverlo comunque: un sorriso in questo caso è sempre una buona idea ma le possibilità che si aprono sono molteplici:
1) La telefonata inaspettata – Ovvero si finge una telefonata assolutamente improrogabile, importantissima, scusandosi con la cassiera e promettendo di tornare dopo due soli minuti. In questo caso ovviamente ci si dovrà esibire in una performance degna dell’Actor Studio con una serie di “Mammamia!!, davvero??, dobbiamo risolvere subito la cosa!” scappando fuori dal negozio sveltamente ma facendo bene attenzione a mantenere lo sguardo fisso sugli occhi del questuante, gesticolando con le mani in segno di “arrivo immediatamente, esco per una questione di cortesia e di rispetto per lei che certamente non ha voglia di sorbirsi i miei discorsi”.
2) Occhioni da gatto con gli stivali – Tecnica non facile: consiste nell’arcuare le sopracciglia e sgranare le palpebre in modo da far leggermente lacrimare l’occhio che in questo modo diverrà simile a quello di un cucciolo tenerissimo. Questo sistema è più efficace quando si ha a che fare con un esponente dell’altro sesso che normalmente sfodera la sua recondita esigenza di aiutare le pulzelle in difficoltà. In questo modo si potrà chiedere (sottovoce) all’interlocutore di poter tornare più tardi. Normalmente una classica cassiera risponderebbe gridando “Coooosa signoora? Non ha i soooldiiii? Non impooooortaaaa.”
3) La verità con dignità – Vuotare il sacco, ecco l’ultima chance. In questo caso la cosa è attuabile solo se l’esercente ci conosce da tempo  e sa che tutto sommato, anche in piena crisi economica mondiale, siamo abbastanza solvibili per le fettine di pollo. Scusarsi profusamente ma anche con aria decisa, quasi infastidita, del tipo “ecco, ieri ho messo via la vecchia borsa senza vuotarla così mi trovo nei pasticci. Rimedierò a questo inconveniente e sarò di nuovo qui in men che non si dica (anche se avrei un miliardo di altri impegni più importanti)”.
A parte gli scherzi consolatevi, capita proprio a tutte. Tuttavia, basta un tocco di bon ton!

Riciclo glamour e un po’ bon ton

Vi segnalo l’idea carinissima avuta da Chiara Ferragni per utilizzare in maniera estrosa e divertente quanto di “editorialmente cartaceo” entra in casa e che ben presto, dopo un’adeguata selezione, va a riempire le fauci di enormi bidoni della differenziata…
Invece Chiara e la sua dolce metà ne hanno fatto un oggetto di arredamento personalizzato e glamour, adatto pressoché ad ogni ambiente.
Riviste di moda per il comodino lei…

Quotidiani finanziari per il tavolinetto lui…

Io a casa avevo scelto di impilare libri di diversi argomenti, purché pesanti e ben cartonati. Devo dire però che questa nuova soluzione don i giornali non mi dispiace affatto. 
Anzi, potrei proporlo anche ai bambini come nuovissimo comodino tutto realizzato con la loro esagerata quantità di giornaletti di Topolino!

Ladies rules: must know – N. 5: PULIRE IL VETRO

Per la serie “ciò che una donna non può non sapere” continuiamo la lista arrivando alla quinta posizione, ovvero saper pulire i vetri e i vasi di vetro con rapidità ed efficacia utilizzando i sistemi della mia nonna.
Nonna Wanda infatti mi ripeteva sempre che il metodo migliore per far brillare i nostri amati oggetti trasparenti, siano essi elementi delle finestre o splendide suppellettili a far bella mostra in casa è uno solo, ovvero l’utilizzo sapiente di una miscela che sembra avere un po ‘a che fare con le pozioni magiche ma che in realtà è l’emblema della semplicità.
1) Mescolate in parti uguali acqua tiepida e aceto in una bacinella.
2) Bagnate completamente un foglio di carta di giornale (utilizzate pure il quotidiano che volete, non certo che Repubblica lavi meglio del Corriere della Sera)
3) Strizzate leggermente il foglio medesimo in modo che sia proprio grondante
4) Strofinate il giornale bagnato sulla superficie del vetro da pulire
5) Senza sciacquare poi asciugate il vetro con un altro foglio di carta del quotidiano, questa volta però questa dovrà essere completamente asciutta per poter assorbire tutti i residui lasciati in precedenza.
Oltre all’aceto è possibile utilizzare anche l’alcool denaturato ( quello rosa per intenderci) o l’ammoniaca, questo per chi, diversamente dalla sottoscritta, non teme di cadere a terra lunga distesa per l’intensità degli effluvi di questi due ultime sostanze.
Dunque, che siate casalinghe (più o meno disperate) o wedding planner alle prese con le pulizie degli allestimenti appena ritirati, che aspettate? Guanti alla mano e… buon lavoro!

Le donne che leggono sono pericolose

Le donne che leggono sono pericolose perchè non si annoiano mai qualunque cosa accada hanno sempre una via di fuga: se ne infiascono se le fai troppo soffrire perchè loro s’innamorano di un altro libro, di un’altra storia, e ti abbandonano. 
Le donne che  leggono sono pericolose perchè nutrono i loro sogni e non c’è nulla di più rivoluzionario di una donna che sogna di cambiare la propria vita: se lo fa, farà la rivoluzione, se non la fa seminerà il terrore. Le donne che leggono sono pericolose soprattutto per se stesse. 
Ci sarà un motivo se la storia dell’umanità ha ritrdato la lettura alle donne: la natura sapeva che avrebbe complicato loro la vita. 
Comunque sia pazienza: leggere è meraviglioso.
Daria Bignardi
Le donne che leggono sono pericolose. Rizzoli Editore
Una storia della lettura in immagini dal XIII al XXI secolo» (pp. 154, e 29), con riproduzioni a colori da Simone Martini a Van Gogh, da Fragonard a Vallotton, con testi di Stefan Bollmann e Elke Heidenreich.