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Sopravvivere al caldo, il punto di vista di Gabriella

Vi segnalo un articolo molto grazioso e soprattutto assolutamente in tema con il gran caldo di questi mesi. E’ scritto da Gabriella Magnoni Dompè, signora affabilissima e di grande simpatia, che non più tardi di una settimana fa mi ha accolta nella sua casa milanese per la registrazione di una puntata del suo nuovissimo programma Mamme in Carriera che andrà in onda su EasyBaby (Canale 137 di Sky) a partire da settembre.
Dunque godetevi questo bel post e… un bacio grande a Gabriella!

La nascita di mia figlia Rosyana parla chiaro: 30 settembre 2003. Una dolce, dolcissima attesa trascorsa durante quella che viene ricordata come una delle estati più calde degli ultimi decenni; chi meglio di me, dunque, per fornirvi qualche piccolo consiglio utile contro l’afa estiva? Ricordandoci non solo che dovremo sopravvivere agli svariati anticiclone Caronte, Scipione e chi arriverà, ma che soprattutto dovremo farlo con una certa classe. Quella non deve mancare mai!
Effettivamente conservare un certo aplomb in questi giorni afosi dove l’aria sembra immobile e, per chi come me è ancora in città, il cemento non perdona, non è affatto semplice.
 Innanzitutto non lasciatevi tentare dalle soluzioni “estreme”: all’epoca come metodo di sopravvivenza dell’ultimo minuto avevo deciso di infilare la testa direttamente nel frigo ad intervalli regolari. Diciamolo, non serve a molto e per di più è decisamente poco eco-friendly; molto più chic, invece, è l’uso di ventilatori in stile anni’50 o similari, pali di legno genere caraibico e briosi bagni rinfrescanti alla menta piperita. 
In sostituzione dell’ormai obsoleta aria condizionata, poi, la tecnica più cool del momento (e qui cool va proprio preso alla lettera!) è il cosiddetto “misting”, che ho visto adottato per la prima volta sulle spiagge di Saint Tropez. Sicuramente è molto “new age”, dà un senso di relax e ha un sapore di spa; consiste infatti in un sistema di nebulizzazione dell’acqua grazie al quale vi trovate immersi in una sensazione di leggera rugiada, come se uno spruzzo di acqua di Evian vi accarezzasse il viso. Allettante, no? E allora vi do appuntamento in un luogo che può sembrarvi inusuale ma che in questi giorni è in realtà un piccolo angolo di paradiso per tutti gli accaldati: la fermata della metropolitana di San Babila a Milano. Provare per credere! Passiamo adesso a qualche suggerimento, per così dire, “estetico”.
Primo: evitare trucchi pesanti ed acconciature elaborate per signore e signorine che potrebbero incorrere in miseri cali di ricciolo o in increspature indesiderate anche dopo lunghe sedute dal parrucchiere; meglio adattarsi all’ “onda” naturale dei capelli – e questo ve lo posso assicurare in prima persona. Inoltre, già il fatto di asciugare i capelli senza uso del phon può aiutare enormemente a combattere la calura con un piccolo accorgimento: un foulard di seta intorno al collo, per preservarci da fastidiosi attacchi di cervicale. Come ho detto, anche il trucco segue lo stesso mood: meglio affidarci ad un velo di abbronzatura che perseverare nell’utilizzo del normale make-up, che si potrebbe trasformare in un terribile mascherone umidiccio. E soprattutto attenzione al mascara: rigorosamente waterproof.

Secondo: da abolire rigorosamente i profumi, tanto cari durante l’inverno ma ora decisamente fuori luogo; macchiano la pelle e danno una sensazione di spiacevole calore e irritazione. Come diceva mia madre il profumo è l’essenza di una donna, ma possiamo avere anche volti diversi per stagioni differenti. Dunque, adottare per il caldone di questi giorni un’acqua profumata rigorosamente senza alcol.
Terzo: anche per quanto riguarda lo shopping in questo periodo purtroppo c’è un allarme rosso. Può sembrare una valida idea usufruire dei saldi di fine stagione e dell’aria condizionata delle varie boutique, ma purtroppo bisogna fare i conti con gli spostamenti esterni, i quali possono generare colpi di calore con conseguenti mal di gola ed effetti collaterali non solo poco chic ma decisamente poco piacevoli per la nostra salute. Meglio quindi stazionare in ufficio ed impiegare il proprio tempo lavorando; del resto il momento lo richiede e se siete in città mi sembra proprio il consiglio migliore.
Quarto: qualora invece siate in vacanza, ed in particolare al mare, attenzione alle creme troppo unte. Oltre a farvi adottare un look in stile foca, creano una patina sulla pelle antitraspirante e aumentano quindi la percezione del calore. Ottimali invece sono i gel, le acque solari, le lozioni leggere per il corpo…anche in spiaggia la classe non è acqua!
Infine, piccolo ma prezioso rimedio alla calura, sia per gli sfortunati intrappolati in città, che per chi è già in vacanza: la vecchia, cara, indimenticabile granita. Ottima, rinfrescante, divertente, è l’ideale per concedersi una pausa dall’afa e dallo stress. Ma anche qui attenzione a quale granita! Personalmente, a Milano quando posso mi reco da Giannino, dove il maestro pasticcere prepara appositamente una granita di stagione per quando la colonnina di mercurio continua a salire: a base di pompelmo e ginger, è una vera delizia!
E voi come combattete il caldo? Rimango aperta a qualsiasi suggerimento; del resto, la creatività è una delle qualità del nostro essere italiani…anche nell’adattamento climatico!
Gabriella Magnoni Dompè   –   Articolo e foto su Luukmagazine

Un arduo compito

Il compito più arduo per i bambini di oggi 
è imparare le buone maniere 
senza mai vederle.
The hardest job kids face today 
is learning good manners without seeing any.

Una questione di mano… a tavola!

Il galateo della tavola prescriverebbe due semplici regolette per l’uso della forchetta:
1) Quando la
forchetta è utilizzata con la mano sinistra, andrebbe sempre tenuta con i  rebbi (le punte) volti verso il basso. L’impiego precipuo infatti sarebbe quello di tenere ben ferma la pietanza per poterla porzionare con il coltello che, ovviamente, sarà afferrato e utilizzato con la mano destra. 
2) Quando la
forchetta viene invece tenuta con la mano destra, le punte andrebbero sempre rivolte verso l’alto in modo da poter raccogliere quanto vi è nel piatto.
Il galateo vieterebbe in maniera intransigente quanto invece vediamo fare oserei dire giornalmente, ovvero il passaggio
della forchetta da una mano all’altra. Dunque niente tagli all’arrosto con entrambe le posate (forchetta a sinistra e coltello a destra) per poi gustare le patatine con il solo uso della forchetta sorretta nella mano destra. 
Eh, no! Il bon ton della tavola imporrebbe una scelta definiva da prendere all’inizio del piatto e protrarre per l’intera portata… A voi la decisione di fare l’esatto opposto!

Sorridere alle buone maniere

Le buone maniere, come diceva Ralph Waldo Emerson
sono fatte di piccoli sacrifici.
Sorridere sempre  è senz’altro il primo di questi.

Il bon ton dei saldi o… i saldi del bon ton?

E’ giunto anche per quest’anno quel fatidico periodo nel quale la maggior parte di noi si avventura affannato nel mare magnum dei supersconti, a caccia di quelle che appaiono sempre come occasioni superconvenientissime, irrinunciabili, irripetibili! 
Sarà poi  davvero così?
Inorridisco alquanto quando mi sembra di scorgere da lontano (o da vicino perchè, ahimè, ne faccio parte) quel tumultuoso ticchettio di tacchi di varie fogge ed altezze, precipitarsi all’arraffo inconsulto di ogni genere di cencio dall’indispensabilità più o meno reale. Spinte e occhiate in tralice sono  il minimo sindacale, sempre che non si finisca belle distese sul pavimento grazie ad un allungamento (assolutamente involontario per carità) della signorina accanto che, per accaparrarsi l’ultimissimo paio di Jimmy Choo proprio di un solo numero inferiore a quello che bamerebbero i suoi (suoi!) piedini da principessa, passerebbe sopra a chicchessia, con buona pace delle buone maniere.

La corsa al saldo è sempre stata una pratica interessante, soprattutto dal punto di vista antropologico. In certi casi la riflessione sul proprio comportamento sembra venir totalmente meno. Del resto si sà, lo shopping compulsivo è qualcosa da cui difficilmente si riesce a sottrarsi, Sophie Kinsella docet!
Terrei presente solo qualche monito, suggeritomi tempi or sono da una persona di grande saggezza:
1) Fissare un budget di spesa massimo e rispettarlo, qualsiasi cosa accada!
2)Va bene l’acquisto d’impulso ma che sia uno, capriccioso e frivolissimo. Dopo di che basta.
3) Ogni capo successivo che si compera dovrebbe essere adatto a noi, ovvero della taglia giusta e mai troppo modaiolo, soprattutto se la spesa non è delle più parche. In questo modo saremo certi di poterlo riutilizzare anche in futuro senza paura di apparire un po’ troppo demodè.
4) Sarebbe cosa furba controllare la bontà effettiva dello sconto praticato, le fregaturine (grandi e piccole) sono sempre in agguato.
5) Attenzione a mantenere comunque un certo aplomb anche nella ricerca agguerrita dell’affare dell’anno. Un maglioncino firmato si può riacquistare senza troppi problemi, dignità e compostezza un po’ meno…

Buon shopping!

Il bon ton dei conduttori di cani

L’incipit è dei più classici: “il cane è il miglior amico dell’uomo” o almeno così si dice. E l’uomo è davvero il miglior compagno di vita che un quadrupede peloso possa ambire?
I distinguo in questo caso sono d’obbligo e dopo un’accanita (nel vero senso della parola) discussione sull’argomento nel nostro gruppo facebook tutto dedicato al bon ton e alle buone maniere, finalmente si è riusciti a stilare un decalogo del buon conduttore di cani (perchè a parlar di “padroni” o “proprietari” si corre il rischio d’essere sbranati!), un prontuarietto d’immediato impiego per rendere l’esistenza d’ogni genere di animale più che rilassata!
Ricapitolando dunque quanto emerso, i conduttori di cani dovrebbero:
1) Aver rispetto per l’animale
2) Aver riguardo per chi non ama i cani o li teme per qualche motivo
3) Fornire al dolce quadrupede spazi adeguati alla sua mole
4) Tenere l’animale al guinzaglio (di lunghezza variabile) quando si è in passeggiata, specie in presenza di altre persone
5) Tenere in considerazione le regole base di una civile convivenza cittadina (ad esempio raccogliendo i “tesori” lasciati a terra dagli amici a quattro zampe)
6) Osservare con scrupolo le indicazioni che prescrivono la presenza non gradita di animali all’interno di negozi di alimentari o in altro luogo pubblico
7) Se si è invitati a cena, avvisare il padrone di casa se si intende presentarsi ospiti con l’animale al seguito
8) In occasione di un evento conviviale mantenere il quadrupede lontano dagli invitati o, se questi invece ne gradissero la presenza, precludergli l’accesso a cibi e bevande
9) Insegnare e far rispettare al nostro amico a quattro zampe almeno i comandi di base della conduzione: Fermo, Seduto, A terra.
10) Essere cortesi con i bambini che eventualmente volessero avvicinarsi per accarezzare il cane. Se la cosa disturba suggerire gentilmente ai piccoli di non toccarlo.
E ora… tutti a spasso!

O tempora, o mores! La banalizzazione del rispetto

Così esordiva Cicerone nel commentare i costumi, affatto degni di ciò che oggi potremmo chiamare una “buona recensione”, all’epoca dei suoi scritti su Catilina. Ma l’esimio console, principe del foro romano, sarebbe più che inorridito nel prendere parte ad uno di quegli eventi sociali semicollettivi, similesclusivi, ipoteticamente rilevati dal punto di vista culturale, di fatto solo emblematica espressione delle moderne invasioni barbariche. Perché proprio di questo si tratta: di un progressivo e quanto mai deleterio imbarbarimento delle più basilari regole di comportamento, esacerbato dalla totalizzate non curanza per il prossimo e dalla banalizzazione di qualsiasi norma di carattere etico.
Definirla “mala educazione” non è più sufficiente. Lo spazio riservato al totale disinteresse per le necessità di contegno in alcuni frangenti della vita è ormai questione assodata. Eppure io non mi capacito, non accetto e mi ribello! 
Perchè un buon comportamento aiuta a vivere meglio e ad apprezzare tutto quanto ci circonda suggerendone la vera natura a volte celata da un ammonticchiamento di atteggiamenti terrificanti, incomprensibili, che propendono per fruizione veloce, immediata degli accadimenti ma quantomai povera di riflessione e soprattutto di rispetto.
La capacità di non prendere sempre tutto troppo sul serio è stata soppiantata dalla consuetudine di prendere sempre tutto in maniera banale rendendo qualsiasi argomento vago, sfumato ed effimero, privo di qualsiasi spunto considerevole e affatto degno di buon agire. Magari si mantenesse ogni considerazione alla stregua di conversazione da salotto che presupporrebbe, almeno in quel frangente, un adeguato contegno. L’impressione è che si viri invece verso un’incondizionato e totalizzate annullamento delle buone maniere, anche le più scontate, che divengono materia da libro antico soprattutto quando si parli di comportamento collettivo.
Hic sunt leones.

Elogio delle buone maniere di Gillo Dorfles

Torni il bon ton, la forma è sostanza. Questo l’imperante esordio di Gillo Dorfles, uno dei più importanti critici d’arte, filosofi e pittori del nostro secolo, che dalle pagine del Corriere della Sera suggerisce come sia davvero ora di tornare alle buone maniere.
L’articolo, qui riportato per facilitarne la lettura a chi fosse sfuggito, suggerisce alcuni spunti di riflessione e letture interessanti, oltre ovviamente a caustiche definizioni sugli odierni costumi.
Una personalissimo ringraziamento vorrei però indirizzarlo a Lina Sotis, istituzionalmente riconosciuta come la maggiore esperta in materia di buone maniere, che qualche giorno fa mi salutò con i modi più dolci e deliziosi come mai avrei pensato…e vidirò che anche in tempi “baciosi” (cit.) come i nostri, il suo cordiale saluto è statato per me solo fonte di gioia. Buona lettura!
Ho già avuto occasione di accennare su queste colonne, allo spinoso problema del rapporto tra modo di essere, di comportarsi – tra «bon ton» e buone maniere – e convivenza dell’uomo d’oggi.
Non solo, ma come, col mutare e scomparire (si spera) delle «classi sociali» avrebbe dovuto scomparire anche la rilevanza attribuita a certi «privilegi classisti» ormai superati. Purtroppo la situazione è tutt’altro che chiara: sopravvivono non solo certi insensati privilegi, legati prevalentemente a ragioni economiche o politiche; ma esistono, con altrettanta energia, le differenze sociali dovute proprio a quella assenza di educazione, a partire dall’infanzia, che finisce per gravare su tutta l’esistenza dell’individuo. Al punto che, se davvero esistesse un «codice comportamentale» istituzionalizzato, forse i rapporti tra gli uomini sarebbero più facili e meno carichi di ostilità o di incomprensioni reciproche.
Il recente volume di Gabriella Turnaturi «Signore e signori d’Italia». Una storia delle buone maniere, Feltrinelli) è una preziosa guida lungo i pericolosi e accidentati sentieri del «bon ton» e del «comme-il-faut isme» e, partendo dall’analisi dei numerosissimi «galatei» che si sono avvicendati in questo campo, ne analizza tutti i peccati e le virtù, seguendo la storia delle «maniere» nel nostro Paese, citando i ben noti interventi di Donna Clara, Donna Letizia, della ineffabile Irene Brin (degli anni Trenta-Quaranta) fino alle gustosissime prese di posizione della «nostra» caustica Lina Sotis.
Certo la cronistoria dei modelli comportamentali è colma di insidie, eppure – anche senza attribuire una assoluta interdipendenza ai rapporti tra socializzazione e «bon ton» – bisogna riconoscere che alcune modalità di «costume» continuano a essere problematiche, discutibili e persino incresciose. Si rifletta soltanto su un esempio banale come quello del baciamano (e intendo quello salottiero; non certo quello indecoroso dato a Gheddafi o quello doveroso al Santo Padre!). E se questa sorta di bacio è ormai quasi naufragato (se non con sottintesa malizia), che dire di quello ormai costantemente diffuso del reciproco baciarsi sulle guance tra uomo e donna senza nessuna implicazione erotica, ma solo per moda o acquiescienza; mentre purtroppo accade che si debba anche sottostare a sgraditi baci tra uomini soprattutto in Paesi slavi; come del resto, si è spesso soffocati da abbracci maschili, testimonianze di purissima amicizia, ma tutt’altro che ben accetti.
Ma il bacio – non amoroso ma sociale – non è che uno dei tanti esempi di «belle» o «brutte» manifestazioni corporee. Che dire (invece) delle strette di mano eccessive, delle pacche sulla schiena del tutto indesiderate? Per non parlare degli aspetti vistosi di collegialità o di parentela.
L’autrice traccia delle partizioni e delle differenziazioni molto gustose e significative tra il comportamento degli italiani nei diversi periodi dell’ultimo secolo; dai tempi ottocenteschi al fascismo, dal primo dopoguerra a oggi. La presenza e la scomparsa di alcuni modi di essere appare così evidente: la presenza delle «signorine» della educazione di una borghesia appena affermata, il trapasso da una civiltà rurale a quella urbana e soprattutto l’alternarsi di ambizione per la correttezza educativa e invece il disprezzo per un perbenismo ormai «superato» (ma non tanto).
Indubbiamente gli eventi politici hanno avuto (e hanno tuttora e avranno in futuro) una rilevanza notevole: basta riflettere a situazioni recenti: «il craxismo – come scrive Carlo Donolo, citato da Gabriella Turnaturi – propone una miscela di libertinismo e di “law and order” che corrisponde bene ai sentimenti e agli interessi della New class: edonismo di massa, primato dei valori del ceto medio. Al saccheggio dei beni pubblici si è accompagnata un’eversione delle buone maniere, dei principi della civile convivenza e delle più elementari forme di urbanità». Una cosa, comunque è certa: se, a partire dall’asilo, si insegnassero ai bambini – a prescindere da ogni inaccettabile settarismo – le più elementari maniere di comportarsi (non solo le «belle» ma anche le «buone» maniere, a cominciare da come soffiarsi il naso, come non impugnare la forchetta come uno spiedo, non mettere i gomiti sulla tavola e via dicendo) le cose andrebbero meglio, per lo meno non porterebbero a quella discrepanza tra le diverse provenienze familiari e sociali. Ossia tra le persone «comme-il-faut» (ossia che conoscono le buone maniere) e la grande maggioranza di coloro che non le conoscono o non le applicano affatto e di cui dobbiamo purtroppo subirci la presenza ubiquitaria.
Gillo Dorfles

Una palestra di buone maniere

Un atteggiamento ben educato e rispettoso degli altri (e quindi di se stessi), in qualsiasi momento della vita, è senz’altro cosa auspicabile. Ma, a quanto pare, facile a dirsi ma meno a farsi. 
Riflettiamo su quali possano essere i comportamenti che meno riflettono la “filosofia del bon ton” in situazioni estremamente moderne come ad esempio una frequentazione, sia assidua che sporadica (ad esempio legata anche solo ad una breve remise en forme pre-matrimonio), della famigerata palestra.
Luogo di espressione diversissima della propria condotta: dalla quella più riverente e rispettosa alla più sfacciata ed insolente. Poche semplici norme per un quieto vivere civile basterebbero a sollevare la stragrande maggioranza degli habituè di sale pesi e classi fitness dall’onnipresente tarlo di latente malsopportazione.
Innanzi tutto sarebbe carino avere una certa considerazione per le zone comuni, facendone un uso corretto e lasciandole come le si vorrebbe trovare. Quindi: niente scarpe sulle panche, dove è facile appoggiarsi in désabilles evitando nel contempo una generale diaspora dei nostri effetti personali, appoggiati anche non proprio vicino al nostro armadietto.
Rispettare il pudore, il proprio e quello altrui, è sacrosanto, leggesi: non occupare lo spogliatoio chiuso per settantadue ore indugiando in massaggi e lavacri di vario genere, ma lasciar spazio anche agli altri.
Utilizzare sempre un asciugamano pulito per proteggere noi stessi e le superfici ove ci si appoggia durante gli allenamenti, siano queste sedili di machine super moderne o semplici materassini per ginnastica e yoga. A nessuno è gradito l’effluvio (fosse anche profumatissimo) del predecessore.
Altro annoso problema è quello della socializzazione: parola assai abusata in tempi di imperanti Social Network virtuali. Attenzione a che le chiacchiere non oltrepassino la soglia adeguata ad un ambiente chiuso e comunitario quale la sala attrezzi o che non eccedano in lungaggini eccessive monopolizzando l’eventuale luogo di conversazione, tipicamente la cyclette…
Ultimo, ma non ultimo, arriviamo all’argomento abbigliamento. Estro e la creatività sono doti irrinunciabili per ogni essere umano ma mantenere un certo contegno in certi frangenti è cosa assai difficile da realizzarsi. Cadere nel ridicolo è facilissimo ed è semplice anche attirarsi gli strali di chi, anche con immani sforzi, non è magari riuscito a raggiungere i vostri pregevoli risultati.
Ricordiamo dunque: abbiniamo i colori ma anche le taglie senza dimenticare di “coordinare” il corpore sano con la mens sana!

Le buone maniere insegnate ai piccoli

“L’uomo è un animale sociale” questo il pensiero di molti filosofi: da Seneca ad Hobbes fino a Nietzche.
Senza stare a disturbare le grandi menti pensiamo a quanto sia importante per la socializzazione dei bambini, l’insegnare loro quali siano le buone maniere, spesso dieguali in diverse realtà socioculturali, per una corretta percezione di noi stessi e dell’ambiente che ci circonda, per l’accettazione e la cooperazione tra i singoli finalizzata ad una migliore qualità della vita. 
Senza troppe imposizioni però
Ecco un esempio di gioco “maieutico”, davvero delizioso, ideato a piccole schede illustrate dal celebre fumettista americano Richard Scary, noto per la pubblicazione di numerosi libri per bambini. Ogni vignetta suggerisce un comportamento corretto e ben educato in maniera leggera e divertente. Sul retro è possibile scrivere insieme ai piccoli, una sorta di piccolo diario di quando sia capitato di utilizzare il suddetto comportamento. 

La scatolina-gioco esiste in francese ma anche in inglese. Un ottimo modo, in una società multietnica quale la nostra, di accostare i piccoli anche a lingue e culture diverse.